Investire in dollari canadesi? Potrebbe essere un buon momento. Secondo gli esperti valutari, il dollaro canadese (CAD) è, insieme al dollaro australiano, particolarmente legato al dollaro statunitense (USD) che in questo momento sta attraversando un periodo di debolezza nei confronti dell’euro. Tuttavia l’imminente fine degli stimoli economici infusi dalla Fed al mercato americano potrebbe presto condurre a un apprezzamento del dollaro statunitense nei confronti dell’euro e di conseguenza anche della valuta nord americana. Inoltre, fino a poco tempo fa – notano gli analisti di Barclay – il dollaro canadese ha funto da moneta rifugio nei confronti dell’euro, travolto dalla speculazione in Europa, e ora si sta assistendo a un recupero dei corsi sui valori pre-crisi.

Dai massimi del Luglio 2012, il dollaro canadese ha perso quasi il 20% del proprio valore nei confronti della moneta unica riposizionandosi su valori più vicini alla media storica. In buona sostanza, il dollaro canadese è stato durante tutto il periodo di crisi sopravvalutato e, benché l’indebolimento sia ancora in atto, la corsa potrebbe essere vicina al termine. Motivo per il quale, con le dovute attenzioni, potrebbe valere la pena iniziare a considerare l’investimento obbligazionario in dollari canadesi come valida alternativa ai risicati tassi d’interesse offerti dall’area euro.

 

Obbligazioni Banca IMI Collezione, tasso fisso dollaro canadese 4% 2019

 

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Ovviamente sul mercato sono presenti molte società, anche europee, che emettono obbligazioni in dollari canadesi, ma spesso per il piccolo investitore scegliere quella più affidabile diventa un’impresa difficili col rischio di sbagliare investimento. Esistono emittenti sovranazionali come la Bei, la Banca mondiale o la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo che solitamente emettono obbligazioni in dollari canadesi, diverse dai titoli di stato ma ad essi equiparabili. Ma anche in questo caso si tratta di titoli che non sono di semplice approccio all’investitore e tendono ad offrire rendimenti bassi a fronte della massima affidabilità (AAA) offerta dagli emittenti.

Più interessante, da questo punti di vista e tenendo in considerazione il rischio cambio, è la recente emissione dell’italiana Banca IMI Collezione dollaro canadese 4% 2019. Si tratta di un’obbligazione negoziabile tranquillamente sul Mot (IT0004977739) per importi minimi di 2.000 dollari (circa 1.380 euro) che paga una cedola lorda del 4% il 29 novembre di ogni anno fino al 2019, data di rimborso (per tutte le caratteristiche del bond e le quotazioni clicca qui). Il titolo è quotato sul Mot dallo scorso 3 Dicembre e già sta facendo registrare scambi vivaci essendo – secondo gli esperti – una valida alternativa di investimento per i risparmiatori non professionali verso quei paesi il cui grado di rischio valutario è molto contenuto ed essendo l’emittente, Banca IMI, un istituto italiano appartenente al Gruppo Intesa San paolo, che gode di rating BBB+ per S&P e Fitch e Baa2 per Moody’s.  Al momento il titolo scambia intorno a 99,80 (prezzo di collocamento 99,84) e offre un rendimento a scadenza di poco superiore al valore della cedola (4,03%), ma comunque superiore ai rendimenti dei titoli in dollari canadesi emessi dagli enti sovranazionali per la stessa durata tenuto conto della diversa incidenza di tassazione sugli interessi. I bond Banca IMI Collezione non rientrano nel regime di imposizione fiscale del 12,50% prevista per i titoli di stato e assimilati le cui cedole sono assoggettate a una ritenuta più alta, del 20%. Unico rischio è il cambio che potrebbe riservare spiacevoli sorprese a scadenza col rischio vedersi eroso il capitale iniziale. Per questo – come sostengono gli esperti – si consiglia sempre di investire gradualmente in valute diverse dall’euro per sfruttare al meglio le oscillazioni del cambio cogliendo l’occasione di realizzo anzitempo in caso di apprezzamento della lira turca nei confronti dell’euro o posticipandone l’uscita (rinnovando l’investimento) in caso contrario.

 

Economia Canada, una continua crescita

 

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Il Canada, nonostante il recente deprezzamento della valuta dai massimi storici del 2012, è  una delle economie più stabili e promettenti del mondo. A cosa è dovuta la sua fama? Prima di tutto, a una crescita interna che non accenna a rallentare: tra il 2000 e il 2010 il Pil canadese è aumentato a un tasso medio del 2% l’anno, cedendo il passo solo nel 2009 (-2,5%) in concomitanza con la crisi finanziaria globale per poi recuperare subito le perdite (+3% nel 2010). A confronto, l’Italia sembra una lumaca: nello stesso decennio, il prodotto interno lordo nostrano ha registrato una crescita media dello 0,3% l’anno. Nel 2011, il Pil canadese ha continuato a crescere del 3,5% e del 2%, rispettivamente, nel terzo e nel quarto trimestre dell’anno. Lo sviluppo economico del Canada non avviene certo a ritmi dei paesi emergenti, ma è robusto e costante nel tempo grazie soprattutto alla grande disponibilità di materie prime: platino, oro, gas naturale e petrolio, ma anche il legno e i diamanti. [fumettoforumright]Fattore non secondario è anche la capacità di attrarre investitori dall’estero e la crescita delle esportazioni per il quale a una crescita dell’economia reale si abbina una stabilità finanziaria invidiabile. Mentre le banche statunitensi ed europee arrancano sotto il peso di sofferenze gigantesche, la classifica degli istituti di credito più solidi del nordamerica stilata dal Global Finance Magazine piazza ai primi quattro posti altrettanti gruppi canadesi: la Royal bank of Canada si aggiudica la medaglia d’oro, la Toronto Dominion Bank si piazza seconda, mentre la Scotiabank siede sul terzo gradino del podio. La discesa del dollaro canadese nei confronti dell’euro, comunque, sembra una diretta ripercussione delle vicissitudini europee, lasciando spazio a un certo ottimismo per un rapido recupero dei mercati una volta superata la crisi attuale.